Strategie per l’ufficio in casa

Mito da sfatare

  • Lavorare da casa non significa rimanere tutto il giorno in pigiama;
  • un homeworker non è necessariamente un disoccupato o un precario: io per esempio ho fatto una scelta precisa;
  • se lavori da casa non lavori di meno o di più: dipende da come ti organizzi;
  • gli homeworkers non sono asociali convinti e possono avere un’appagante vita di relazione con gli altri anche se non li incontrano in ufficio;
  • la casa non è una prigione: esistono le riunioni, gli eventi, i meeting (o anche dei banalissimi caffè) dove incontrare altri professionisti, discutere, FARE rete;
  • non tutti possono lavorare da casa: dipende dal tipo di lavoro, dal tipo di inclinazione personale, di carattere e di attitudine.

Le mie regole e strategie di lavoro

  • Disciplina: anche se siamo a casa, c’è un orario di inizio e uno di fine del lavoro. Nel mio caso avere una bambina che va a scuola aiuta a darmi dei tempi entro cui lavorare, occuparmi di lei, gestire un tempo libero di qualità. In ogni caso se lavoro molte ore di seguito (a seconda dei progetti e dei periodi può succedere), poi faccio in modo di avere più ore di riposo per occuparmi di me stessa.
  • Strumenti: rendiamo efficace la nostra giornata senza disperdere energie. Io ho trovato un valido alleato inGoogle Calendar: segno qualsiasi impegno di lavoro lì. Con “impegno di lavoro” non intendo solo gli appuntamenti ma anche gli step di progetto, gli aggiornamenti fissi settimanali, le cose che devo fare per promuovere la mia professionalità, le idee che devo sviluppare, i post che voglio scrivere sul mio blog. Mi sono creata calendari ad hoc, tra cui quello “lavoro” in cui pianifico e “commesse” con cui contabilizzo le ore giornaliere durante le quali ho lavorato su un determinato progetto. Questo secondo calendario mi permette di capire in maniera abbastanza precisa quanto tempo investo su un progetto, capire se l’ho sottostimato o al contrario scivola via più veloce di quanto non pensassi.
  • Strategia settimanale: se l’homeworker è anche una persona che il lavoro se lo deve procacciare, è fondamentale che nell’arco della settimana si occupi del lavoro presente ma anche di pianificare la direzione in cui vuole andare, i possibili clienti, i potenziali progetti imprenditoriali. Se l’homeworker è anche un wwworkers, le sue giornate sono fatte anche di formazione, relazioni. Occorre tessere reti per rimanere sempre in linea con l’ecosistema di riferimento e il web si evolve velocissimo.
  • Percezione del proprio lavoro: non lasciamoci MAI convincere da quanti (e sono tantissimi, si nascondono anche tra parenti e amici) credono che perché lavoriamo da casa in fondo non lavoriamo davvero. Siamo noi i primi a dover gestire la nostra consapevolezza del valore di quello che facciamo e del tempo che dobbiamo dedicarci. La spesa può aspettare – a meno che non ci faccia comodo andare a farla quando gli altri sono in ufficio – e quando la nonna telefona possiamo dirle che la richiameremo più tardi perché stiamo lavorando. Sta a noi definire i limiti.
  • Diamoci dei traguardi: non lasciamo che tutto scorra sempre uguale a se stesso, evolviamoci nel nostro lavoro, fermiamoci e chiediamoci se è quello che vogliamo e se lavorare da casa è la direzione più giusta. Potremmo anche decidere che siamo cambiati e che ora abbiamo bisogno di altro.